Nos esprits, ces miroirs jumeaux.

Anno 2014: buona festa del “genitore 2″

Roma, 19 mar – Padri messi all’angolo dalla crisi, umiliati nel loro ruolo di figura economica fondamentale della famiglia; padri strappati ai loro figli e deportati nei residence da un diritto di famiglia antiquato e inadeguato; padri derisi e calpestati da una cultura eunucoide, che odia la verticalità, l’autorità e la virilità: questo 19 marzo non rappresenta davvero una festa del papà particolarmente memorabile. Aggiungiamo la stessa cancellazione del nome, con l’imposizione del burocratico e ideologico “genitore 2”, e il gioco è fatto.

L’uccisione rituale del padre, che per Freud era all’origine della civiltà, ne suggella invece la fine. La figura paterna, in effetti, acquisisce col passare del tempo connotati sempre più stridenti con lo Zeitgeist. A trionfare, però, non è tanto la madre, quanto una melassa svirilizzante solo apparentemente femminile (in realtà quando sparisce il maschio e i padre, anche la madre e la donna si disintegrano. E viceversa, del resto. È la regola di ogni organicismo).

Nelle serie tv americane, il padre è sempre una figura ridicola, privo di vera autorità, di fatto asservito alla moglie e ritratto come un eterno bambinone. Si tratta della deformazione parodistica della verticalità tipica della figura maschile, che porta appunto ad avere “la testa fra le nuvole”.

Nelle librerie, in compenso, trionfa un misto di odio e disagio, proprio attorno alla figura del padre. Se Antonio Polito, nel suo Contro i papà se la prende in realtà con i padri attuali, proprio perché inadeguati al loro ruolo tradizionale, è decisamente più eloquente Gli sdraiati di Michele Serra, in cui il corsivista di Repubblica dipinge con tratti apocalittici la nuova generazione dei figli passati dalla posizione eretta a quella orizzontale, avvolti nelle loro felpe e isolati grazie ai loro oggetti tecnologici. Una generazione che vive in un mondo dove “tutto rimane acceso, niente spento, tutto aperto, niente chiuso, tutto iniziato, niente concluso”.

Eccola, la buona borghesia progressista, piangente nel rimpianto di una verticalità pure disprezzata in ogni modo, di una autorità già demolita pezzo dopo pezzo, di un senso che essa stessa ha eroso giorno dopo giorno. Buona festa del genitore 2, idioti.

Memento audere semper
(Ricorda di osare sempre)

Gabriele D’Annunzio (via snowie03)

(Source : pensierobianco)

Eccoci in bianco e nero e con la pellicola scellerata
Con l’occhio spento, fisso nella cinepresa
In fila con le spalle curve sotto quello che resta dell’uniforme
Con la barba lunga e con le mani dietro la nuca!

Chi l’avrebbe mai detto? Ma poteva finire peggio
Se non altro non ci hanno ancora fatto fuori
Ci potrebbero almeno dare un tozzo di pane o qualcosa da mangiare
È da qualche settimana che siamo senza razioni!

Per quello che vale ci rimane qualche ufficiale
E qualcuno di noi è da un pezzo che si è dato alla macchia
Ho sentito che se li prendono li impiccano per dare l’esempio
E ho saputo che a nord è stata sciolta la Decima!

Per quanto mi riguarda per ora ho chiuso con questa guerra,
Ma state sicuri, ci rivediamo alla prossima!

Sottofasciasemplice - alla prossima

Gabriele D’annunzio,

MDCCCLXIII - MCMXXXVIII

Del referendum in Svizzera si è già scritto molto, sia in un senso che nell’altro; forse però, è bene toccare un aspetto che evidenzi, al di là del merito della questione e dell’esito elettorale, il comportamento strano e a dir poco ambiguo ed apparentemente incomprensibile dei “vicini” di casa del paese elvetico.

Inutile infatti, continuare nel commento circa le intenzioni di voto di un popolo sovrano, che in maniera autonoma ha scelto una via da indicare al suo governo; piuttosto, c’è da chiedersi come mai i vicini di casa degli svizzeri lo abbiano invece fatto, con tanto di dichiarazioni ufficiali che in alcuni casi sono andate anche ben oltre le minacce.

E’ il caso dell’Unione Europea, quell’istituzione cioè che, in nome della democrazia e dei diritti, si è permessa di entrare deliberatamente circa l’esito referendario di un suo Stato non membro, andando ad intaccare anche rapporti commerciali ed accordi economici: “Qualora la Svizzera limiti la libera circolazione di immigrati nel suo territorio, saremo costretti a rivedere alcuni accordi” è uno dei comunicato più in voga a Bruxelles in questo momento, che escono direttamente dalle sedi della Commissione Europea.

Il referendum in questione, ha infatti posto un limite alla libera circolazione nel paese elvetico; il 50,3% degli svizzeri andati a votare, ha scelto quindi di non far entrare in vigore il trattato secondo cui si intaccava in Svizzera lo stesso procedimento della libera circolazione previsto in UE. In pratica, negli accordi di libero scambio tra Berna e Bruxelles si prevedeva, tra le altre cose, la fine del limite massimo da raggiungere per l’ingresso sul territorio elvetico di immigrati.

Adesso con questo voto, questa parte del trattato dovrà essere ridiscussa; Bruxelles dal canto suo, come minaccia, afferma che adesso è tutto il trattato e non soltanto la parte soggetta ad esito referendario a dover essere messa in discussione. L’Unione Europea, in particolar modo, teme che il nuovo modello svizzero, che andrà a reintrodurre dei limiti specie nei cantoni di frontiera, possa avere un effetto domino sugli altri paesi.

Non si spiegherebbe infatti, come mai anche il presidente del parlamento europeo, Helmut Scholz, abbia affermato come gli svizzeri che hanno votato si, hanno sicuramente avuto poca informazione riguardo al tema; un’affermazione che, pur se non grave da un punto di vista del merito, denota comunque una grave intromissione nell’interpretazione di un voto sovrano espresso da cittadini di un altro paese. Non proprio quindi, un grande esempio di democrazia, la stessa che l’UE vorrebbe difendere a suon di intrusioni tutt’altro che democratiche anche in un altro fronte caldo di queste settimane, quello ucraino.

I rappresentanti della commissione europea, sanno molto bene l’aria che tira nell’UE; sono diversi i cittadini che danno ragione agli svizzeri, numerosi gli stati che stanno facendo un pensierino ad attuare limitazioni. Così come, proprio alla vigilia delle europee, sanno molto bene che l’esito referendario svizzero, dà ragione a molti partiti euroscettici (definiti “populisti” in maniera dispregiativa) e farà loro guadagnare molti consensi; proprio sulla libera circolazione delle persone, si fonda gran parte delle politiche UE, che dal facile ingresso di immigrati può ottenere tanta manodopera a basso costo e dare un deciso impulso all’ideologia del mondialismo nel vecchio continente.

Ecco quindi la principale preoccupazione; gran parte dei cittadini europei, ha capito il gioco ma soprattutto è stanca di vedere l’Europa preoccuparsi di immigrazione piuttosto che di lavoro od altri temi percepiti come più importanti vista l’attuale crisi economica. Adesso c’è anche un voto popolare a sancire la volontà di uno stato europeo di porre un argine all’immigrazione, a cui potrebbero far seguito altri voti popolari in altri stati.

Un’ultima osservazione da fare, riguarda certamente la sovranità: ecco cosa vuol dire essere sovrani, non appartenere all’Unione Europea o ad altri enti sovranazionali creati ad arte per distruggere il senso stesso di stato nazione. Vuol dire poter decidere delle proprie leggi, poter essere chiamati in causa nei trattati più importanti: la Svizzera, anche solo per un piccolo trattato di libero scambio con l’UE, ha potuto decidere e la popolazione è stata chiamata in causa. In Italia, trattati ben più importanti, che hanno inciso sulla vita quotidiana, Maastricht in primis, non sono mai passati dal voto popolare.

La ruse des tyrans d’abêtir leurs sujets n’a jamais été plus évidente que dans la conduite de Cyrus envers les Lydiens, après qu’il se fut emparé de leur capitale et qu’il eut pris pour captif Crésus, ce roi si riche. On lui apporta la nouvelle que les habitants de Sardes s’étaient révoltés. Il les eut bientôt réduits à l’obéissance. Mais ne voulant pas saccager une aussi belle ville ni être obligé d’y tenir une armée pour la maîtriser, il s’avisa d’un expédient admirable pour s’en assurer la possession. Il y établit des bordels, des tavernes et des jeux publics, et publia une ordonnance qui obligeait les citoyens à s’y rendre. Il se trouva si bien de cette garnison que, par la suite, il n’eut plus à tirer l’épée contre les Lydiens. Ces misérables s’amusèrent à inventer toutes sortes de jeux si bien que de leur nom même, les latins formèrent le mot par lequel ils désignaient ce que nous appelons passe-temps, qu’ils nommaient Ludi, par corruption de Lydi.

Tous les tyrans n’ont pas déclaré aussi expressément vouloir efféminer leurs sujets; mais de fait, ce que celui-là ordonna formellement la plupart d’entre eux l’ont fait en cachette. Tel est le penchant naturel du peuple ignorant qui, d’ordinaire, est plus nombreux dans les villes : il est soupçonneux envers celui qui l’aime et confiant envers celui qui le trompe. Ne croyez pas qu’il y ait nul oiseau qui se prenne mieux à la pipée, ni aucun poisson qui, pour la friandise du ver, morde plus tôt à l’hameçon que tous ces peuples qui se laissent promptement allécher à la servitude, pour la moindre douceur qu’on leur fait goûter. C’est chose merveilleuse qu’ils se laissent aller si promptement, pour peu qu’on les chatouille.

Le théâtre, les jeux, les farces, les spectacles, les gladiateurs, les bêtes curieuses, les médailles, les tableaux, et autres drogues de cette espèce étaient pour les peuples anciens les appâts de la servitude, le prix de leur liberté ravie, les outils de la tyrannie. Ce moyen, cette pratique, ces allèchements étaient ceux qu’employaient les anciens tyrans pour endormir leurs sujets sous le joug. Ainsi les peuples abrutis, trouvant beaux tous ces passe-temps, amusés d’un vain plaisir qui les éblouissait, s’habituaient à servir aussi niaisement mais plus mal que les petits enfants n’apprennent à lire avec des images brillantes. »

Etienne de La Boétie ( Discours de la servitude volontaire )

Canzone del Quarnaro - D’annunzio

Siamo trenta d’una sorte,
e trentuno con la morte.
EIA, l’ultima!
Alalà!

Siamo trenta su tre gusci,
su tre tavole di ponte:
secco fegato, cuor duro,
cuoia dure, dura fronte,
mani macchine armi pronte,
e la morte a paro a paro.
EIA, carne del Carnaro!
Alalà!

Con un’ostia tricolore
ognun s’è comunicato.
Come piaga incrudelita
coce il rosso nel costato,
ed il verde disperato
rinforzisce il fiele amaro.
EIA, sale del Quarnaro!
Alalà!

Tutti tornano, o nessuno.
Se non torna uno dei trenta
torna quella del trentuno,
quella che non ci spaventa,
con in pugno la sementa
da gittar nel solco avaro.
EIA, fondo del Quarnaro!
Alalà!

Quella torna, con in pugno
il buon seme della schiatta,
la fedel seminatrice,
dov’è merce la disfatta,
dove un Zanche la baratta
e la dà per un denaro.
EIA, pianto del Quarnaro!
Alalà!

Il profumo dell’Italia
è tra Unie e Promontore.
Da Lussin, da Val d’Augusto
vien l’odore di Roma al cuore.
Improvviso nasce un fiore
su dal bronzo e nell’acciaro.
EIA, patria del Quarnaro!
Alalà!

Ecco l’isole di sasso
che l’ulivo fa d’argento.
Ecco l’irte groppe, gli ossi
delle schiene, sottovento.
Dolce è ogni albero stento,
ogni sasso arido è caro.
EIA, patria del Quarnaro!
Alalà!

Il lentisco il lauro il mirto
fanno incenso alla Levrera.
Monta su per i valloni
la fumea di primavera,
copre tutta la costiera,
senza luna e senza faro.
EIA, patria del Quarnaro!
Alalà!

Dentro i covi degli Uscocchi
sta la bora e ci dà posa.
Abbiam Cherso per mezzana,
abbiam Veglia per isposa,
e la parentela ossosa
tutta a nozze di corsaro.
EIA, mirto del Quarnaro!
Alalà!

Festa grande. Albona rugge
ritta in piè su la collina
Il ruggito della belva
scrolla tutta la Farasina.
Contro sfida leonina
ecco il ragghio il somaro.
EIA, guardie del Quarnaro!
Alalà!

Fiume fa le luminarie
nuziali. In tutto l’arco
della notte fuochi e stelle.
Sul suo scoglio erto è San Marco.
E da ostro segna il varco
alla prua che vede chiaro.
EIA, sbarre del Quarnaro!
Alalà!

Dove son gli impiccatori
degli eroi? Tra le lenzuola?
Dove sono i portali
che millantano da Pola?
A covar la gloriola
cinquantenne entro il riparo?
EIA, chiocce del Quarnaro!
Alalà!

Dove sono gli ammiragli
d’arzanà? Su la ciambella?
Santabarbara è sapone,
è capestro ogni cordella
nella ex voto navicella
dedicata a san Nazaro.
EIA, schiuma del Quarnaro!
Alalà!

Da Lussin alla Merlera,
da Calluda ad Abazia,
per il largo e per il lungo
siam signori in signoria.
Padre Dante, e con la scia
facciam “tutto il loco varo”.
EIA, mastro del Quarnaro!
Alalà!

Siamo trenta su tre gusci,
su tre tavole di ponte:
secco fegato, cuor duro,
cuoia dure, dura fronte,
mani macchine armi pronte,
e la morte a paro a paro.
EIA, carne del Carnaro!
Alalà!

«In questi tempi occorre un uomo con le qualità dell’eroe, un gigante che si erga in mezzo alla nostra storia, che sappia combattere e vincere tutti i nemici della stirpe. Quindi sii legionario, percorri soltanto le vie tracciate dall’onore, lotta e non essere vile mai, lascia agli altri le vie dell’infamia. Piuttosto di vincere per mezzo di un infamia meglio cadere lottando sulla strada dell’onore!»

C. Z. Codreanu

Wait a minute, can I hear animals?

(Source : hunterswinchesters)

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